giovedì 17 maggio 2018

Kenpo Karasu: il diritto all'autodifesa





Quando ho creato la tecnica Kenpo Karasu ( Pugno del Corvo ) l'ho fatto cercando di sviluppare un azione di autodifesa che fosse realmente alla portata di tutti. Uomini, donne, anziani, invalidi, forti e deboli.
Nella forma base esso è un azione mirata a frenare qualunque aggressore senza neppure l'impiego di eccessiva forza fisica. Con la tecnica Kenpo Karasu il fattore di divario di forza si annulla, non esiste più debolezza che possa essere adottata come scusa per non difendersi da un malintenzionato.
Come ampiamente spiegato in questo stesso sito nell'apposita sezione, tale tecnica ha origine dallo Shaolin Kenpo e viene sfruttata in chiave di difesa personale unendovi peculiarità del Krav Maga.
La tecnica ha ottenuto i suoi riconoscimenti, soprattutto per la sua efficacia e semplicità nell'essere appresa. Trattandosi infatti di un azione/reazione bastano poche lezioni ( reali o virtuali ) e un minimo di esercizio per acquisirne subito dimestichezza.
Il danno che può causare varia a discrezione di chi la utilizza, il quale è tenuto a porre particolare attenzione all'entità della risposta.
È inutile pubblicizzare metodi di autodifesa definendoli "adatti a tutti", se poi un invalido non può farne uso perché su una sedia a rotelle, o un anziano per via del male alle ossa o una donna per il divario di forza fisica rispetto a un uomo, o ancora necessita di tante ore di allenamento in palestra.
L'allenamento, se si è nella condizione di salute di praticarlo, è oserei dire d'obbligo per tenersi in forma, veloci e in esercizio.
Ma difendersi da chi mina alla nostra sicurezza È UN DIRITTO inalienabile di tutti che non deve avere alcuna barriera.

sabato 5 maggio 2018

Krav Maga in pillole parte 22: perché il Krav Maga non è un arte marziale

Il Krav Maga non può essere annoverato tra le arti marziali,tradizionali o sportive, per diverse ragioni.









Anzitutto il Krav Maga è manchevole di una filosofia spirituale, di kata e di quelle peculiarità che contraddistinguono le arti marziali tradizionali.
In secondo luogo esso è manchevole di una forma sportiva per via della metodica di combattimento che propone, atta a mirare a zone del corpo considerate illegali negli sport e a sfruttare in caso di aggressione l'ambiente circostante o oggetti di fortuna.
In ultimo la sua natura anticipatoria, opposta alla legge marziale del "il primo attacco mai deve provenire da te" sancisce un ulteriore distacco dalle discipline sopra descritte.
Il Krav Maga non è un arte marziale, non è uno sport, ma bensì un metodo di combattimento da strada.
Il Krav Maga è la quintessenza della sopravvivenza.

mercoledì 2 maggio 2018

L'importanza della pratica



"Non guardate questo video credendo poi di conoscere il Krav Maga, guardatelo per avere delle basi con cui sapervi difendere nel caso un aggressore vi attacchi tra 5 minuti usciti di casa".

Con questo messaggio inizia uno dei miei videocorsi di difesa personale.
Lo scopo di un videocorso infatti dev'essere quello di fornire all'individuo medio qualche nozione, una manciata di tecniche, con cui saper reagire a un aggressione, ma non deve essere MAI quello di formare maestri.
Cosa può insegnare un maestro che non ha mai praticato sul serio ciò che insegna?
Io stesso ho seguito un paio di videocorsi ( più per aggiornamento che altro ) ottenendo qualche riconoscimento dopo aver dimostrato di saper replicare determinate cose, ma ciò non è dovuto unicamente al videocorso in sé quanto alle mie passate esperienze pregresse.
Io non mi ritengo un maestro, io insegno un paio di trucchetti per salvare la pelle e basta, ma in passato ho praticato discipline quali il Judo, il Kenpo Karate e soprattutto il Full Contact.
Chi mi conosce sa bene cosa penso delle discipline che forniscono una formazione unicamente sportiva. Esse sono adatte all'autodifesa fintanto che si è nella posizione d'essere i più forti, ma divengono inutili se davanti a noi abbiamo un individuo con maggior resistenza, o più forte o che sa incassare meglio. Questo perché una disciplina sportiva si attiene a regole e dinamiche ( vietati i colpi sotto la cintura, vietati i colpi agli occhi, avversario davanti a noi, un arbitro ecc ) che in caso di aggressione risultano nulle.
Un aggressore non sempre è davanti a noi, non sempre è da solo, non sempre è disarmato e se devo tirare ai genitali per salvarmi la vita lo faccio.
Questa è la differenza tra disciplina sportiva e difesa personale.
Dal canto suo quest'ultima, proprio per via delle metodiche che propone, difficilmente prevede un combattimento a contatto pieno. Grave mancanza, poiché non serve a nulla sapersi difendere se poi al primo pugno ricevuto restiamo inermi perché non ci aspettavamo che fosse tanto forte, non avendone mai ricevuto uno sul serio.
Ergo, difesa personale e disciplina sportiva non possono fare a meno l'una dell'altra, nella formazione di un vero combattente e futuro maestro.
Quindi seguite un videocorso per conoscere qualche trucchetto utile, partecipate a corsi dal vivo per conoscere le reali dinamiche di un aggressione, ma se volete diventare futuri maestri o combattenti integrate il tutto con la pratica di una disciplina a contatto pieno.
Sappiate cosa vuol dire ricevere veramente un pugno.
Praticatela per un anno o due, non dovete diventare dei campioni, dovete solo sapere cosa vuol dire ricevere colpi, solo dopo aver integrato le due cose potete pretendere di poter realmente insegnare.
Conoscete le dinamiche di un aggressione, conoscete i trucchi per neutralizzare una minaccia e sapete cosa vuol dire combattere. Siete maestri.
Ma se siete manchevoli di una delle cose sopra, avete ancora molta strada da fare prima di fregiarvi di tale appellativo.

giovedì 19 aprile 2018

Shaolinquan: la madre delle arti marziali

"PUGILATO DEL TEMPIO SHAOLIN"





Shaolin Quan significa pugno/pugilato (Quan) della giovane (Shao) foresta (Lin).
La Giovane Foresta in questione è quella che circondava il famoso Tempio Shaolin (Shaolin Su). Questo monastero o tempio buddista si trovava nella provincia settentrionale della cina nella regione di nome Henan sui monti Songshan e fu abbattuto più volte sotto la Dinastia Cinese 'Qing' a seguito di insubordinazioni da parte dei Monaci nei confronti dell'Imperatore. Questo almeno da quanto ci viene riportato dalla storia ufficiale.
Il tempio che oggi si trova in Cina più o meno nel posto originale è infatti una ricostruzione voluta dal governo Cinese che risale ai primi anni 70.




Sembra che fu proprio questo Tempio, migliaia di anni fa, a fare da culla alle prime vere e proprie Arti Marziali grazie al contributo della leggendaria figura di Bodhidarma o Ta Mo o Daruma secondo la lingua.
In questa sede le arti marziali si sono sviluppate e sono state tramandate nei secoli.


PRECISAZIONE
Quando si parla di stile Shaolin è doveroso fare una precisazione per evitare di creare confusione o infondate critiche.
Per Kung fu Shaolin non si intende uno stile in particolare ma si intendono tutti quelli stili di Kung fu Tradizionale del Nord (Waijia Chang Quan) originari del omonimo Tempio tra i quali menzioniamo Mei Hua Quan, Tang Lang Quan, Hong Quan, Ba Ji Quan, come nel caso della nostra Scuola Chang ma si possono anche intendere alcuni stili codificati talvolta sotto il nome "Shaolin Wushu" o "Kung fu Wushu" che oggi sono praticati dagli attuali Monaci e dai loro allievi e che rappresentano un punto d'incontro tra il Wushu Moderno e il Wushu Tradizionale.

Le caratteristiche principali degli stili tradizionali di Shaolin sono abbastanza comuni tra loro essendo tutti stili "lunghi".
Spesso in questi stili Shaolin, l'idea principale è quella di eseguire attacchi e parate con la massima forza e velocità immaginando sempre di essere circondati da un gran numero di avversari. Per poter arrivare a questo è necessario combinare potenza e morbdezza. Ovviamente questo massimo comune denominatore è fine a se stesso ed ogni stile ha chiaramente le proprie peculiarità che lo distinguono.

Molti stili Shaolin non seguono linee rette ma bensì linee curve sfruttando così la forza centrifuga ed evitando l'interruzione dell'azione proprio come nello stile Mei Hua Quan, uno dei più antichi, praticati a Shaolin e che rappresenta lo stile principale alla base della Scuola Chang.
Le doti che si ricercano maggiormente nella pratica di questi stili sono il rilassamento muscolare, l'elasticità o flessibilità fisica e la cedevolezza che permette di passare più velocemente possibile da una tecnica eseguita con il massimo della forza e della velocità ad un altra tecnica egualmente veloce e potente.


L'esecuzione delle forme di Shaolin deve essere svolta con talmente tanta potenza e velocità che se non si ha un buon allenamento ed un corretto modo di respirare nel giro di pochi minuti è facile rimanere senza fiato... per questo la respirazione anche in questi stile come in tutti gli altri è fondamentale.
Il tipo di Qigong praticato negli stili di Shaolin e quindi negli stili esterni del Nord in generale è di tipo Waidan (Qigong del Cinabro esterno).


Fonte: kuoshu.net

domenica 15 aprile 2018

Combat 56

COMBAT 56

Il Combat 56 è una tecnica di combattimento corpo a corpo inventata da un polacco, il maggiore Arkadiusz Kups, ex commando d’elite.

Questa tecnica è stata sviluppata per la truppa d’elite speciale (la 56esima compagnia, da cui il nome Combat 56) concepita per agire dietro delle linee ostili.

L’idea era di creare un sistema che avrebbe potuto essere semplice e rapido da apprendere da parte dei tirocinanti. La tecnica principale consiste nell’attaccare tutte le parti morbide del corpo umano.

La particolarità delle tecniche del Combat 56 risiede nella possibilità di poterle sfruttare da qualsiasi posizione e come meglio ci riesce in base al contesto o alle nostre peculiarità fisiche, poiché in caso di sopravvivenza non sempre è possibile mettere a segno una tecnica in modo pulito.
Ciò che conta è salvarsi la vita.






Tecniche principali:

- Colpo con il palmo della mano diretto ai genitali.

- Pugno a martello diretto ai genitali.

- Afferrare le orecchie e colpire i genitali con ginocchiate, o torcere il collo dell'aggressore.

- Afferrare il volto con entrambe le mani e spaccare i bulbi oculari con entrambi i pollici.

- Calcio ai genitali.

- Braccio sinistro portato dietro la nuca dell'aggressore, colpire il naso con il palmo della mano destra e frantumarlo.

- Schivata di un attacco ( pugno, colpo di coltello o di bastone ) e afferrare da dietro per la gola strangolando. Le schivate si eseguono sfruttando la linea disegnata dall'attacco dell'aggressore, invece di bloccare il colpo lo si manda a vuoto cambiando la nostra posizione rispetto al nemico.

- Liberarsi da uno strangolamento afferrando e stritolando nella mano i genitali dell'aggressore per poi colpire con una delle altre tecniche a nostra scelta.

- Colpo alla carotide con le nocche delle dita o pressione della stessa mediante pollici.

- Afferrare con la mano il naso dopo aver eseguito un bloccaggio degli arti al fine di togliere il respiro.

- Sfruttare l'ambiente circostante a proprio vantaggio.

- Calci sferrati con la punta della scarpa o con il tallone nelle articolazioni basse al fine di destabilizzare l'aggressore per poter infliggere altre tecniche.

- Bloccaggio del volto dell'avversario tra le mani con successivo morso alla base del naso, mentre si agisce con le ginocchia sui genitali.

- Braccio sinistro dietro la nuca del nemico, dita della mano destra che perforano le cavità oculari o stringono la carotide nei lati sotto al mento.

- Schivata con leva articolare atta ad atterrare il nemico, per poi colpirlo alla tempia con il gomito o nelle costole con il ginocchio premendo in direzione del suolo sotto di lui.



Ulteriore peculiarità del Combat 56 è la sua estrema semplicità. Mentre altri metodi definiti pubblicitariamente "adatti a tutti" richiedono invece una discreta dose di allenamento ed esercizio fisico, nel Combat 56 una volta che si siano apprese le tecniche e le metodologie l'allenamento è assolutamente facoltativo, essendo tali tecniche e metodiche di autodifesa estremamente facili da eseguire.
Questo fa del Combat 56 un metodo REALMENTE adatto a chiunque, capace di fornire una valida arma da sfruttare in caso di aggressione violenta.
A differenza del Krav Maga, i punti vulnerabili non vengono quasi mai bersagliati con colpi a "impatto", bensì ricorrendo a colpi che fanno dello stritolamento o della pressione i propri punti di forza e dunque facilmente attuabili da chiunque pur senza praticità in principi marziali o di combattimento.

venerdì 13 aprile 2018

Krav Maga Yvan L.B. Self Defence

Il Krav Maga Yvan L.B. Self Defence è un metodo di Krav Maga che mira a utilizzare unicamente le tecniche offensive di tale disciplina  ( pugni, calci, ginocchiate, gomitate, colpi con il palmo o con le dita ) mirati a colpire l'aggressore nelle sue zone vulnerabili e scartando tutto il resto ( leve articolari, proiezioni ecc ).
Questo metodo non richiede dunque neppure un eccessiva spiegazione in quanto è sufficiente estrapolare dal Krav Maga soltanto gli elementi sopra menzionati per saperne fare uso.
Naturalmente importante è il fattore allenamento  ( non potete pretendere di difendervi con i pugni, se ignorate o non siete allenati nei principi della boxe ).
Nella sezione VIDEOCORSO DI DIFESA PERSONALE trovate esposto anche questo metodo di Krav Maga.

"In alcune circostanze la miglior forma di difesa è l'attacco" - Yvan L.B.




martedì 10 aprile 2018

Krav Maga - metodo Yvan L.B. Self Defence

Pdf scaricabile sulle nozioni base del Krav Maga.


https://drive.google.com/file/d/1i8YK6TJnYjT9F_mfh40JFhEw6b9ivnl5/view?usp=drivesdk

Krav Maga in pillole parte 21: il principio primo della sopravvivenza

Lo scopo delle tecniche del Krav Maga è quello di tenersi allenati, rendere come parte del proprio istinto determinate reazioni e movimenti al fine di raggiungere spontaneamente e istintivamente il principio base del Krav Maga stesso:


Massacrare l'aggressore nei punti vulnerabili al fine di salvarsi la vita. 



Krav Maga in pillole parte 20: i disarmi

I disarmi nel Krav Maga si basano su un concetto tanto semplice quanto difficilissimo da attuare: intercettare il braccio con cui l'arma, qualunque essa sia, viene impugnata e allontanare tale minaccia dalla nostra portata per poi colpire a ripetizione le zone vulnerabili.
Una volta frastornato l'aggressore si procede al disarmo afferrando l'arma e ruotandola col suo polso in direzione esterna così che la mano si apra lasciando la presa.

Krav Maga in pillole parte 19: i colpi sotto la cintura

Per "colpi bassi" nel Krav Maga ci si riferisce a tutti quegli attacchi diretti a colpire sotto la cintura, prevalentemente l'area genitale.
Essi possono essere sferrati di ginocchio, pugno o calcio ( quest'ultimo MAI come primo attacco in quanto potrebbe essere intercettato ma sempre dopo aver eseguito un attacco diretto a un altra zona vulnerabile ), a seconda della posizione in cui ci ritroviamo rispetto all'aggressore.
Colpire il nemico nell'area genitale è doloroso, toglie il respiro e al contempo non lascia segni o danni permanenti e ci mette nella condizione di portare ulteriori colpi o metterci in salvo onde evitare il sopraggiungere di eventuali complici dell'aggressore.

lunedì 9 aprile 2018

Krav Maga in pillole parte 18

Il corpo umano possiede delle aree che se colpite sono in grado di fermare qualunque aggressore, zone considerate intoccabili negli sport da combattimento. Per questo il Krav Maga non è un arte marziale, ma un metodo che mette tutti, indipendentemente da sesso, età e condizioni fisiche, nella condizione di potersi difendere efficacemente. Perché la difesa personale deve essere davvero alla portata di tutti.
Naturalmente l'essere allenati incrementa  l'efficacia degli attacchi e il benessere psico fisico.

- dal sito della Federazione sud americana Krav Maga.


Krav Maga in pillole parte 17: linee guida personali

Il Krav Maga è un sistema definito "aperto", questa è la ragione per cui le tecniche possono differire un po da istruttore a istruttore. In ogni caso esse si fondano su dei principi e delle linee guida che sono comuni a tutti.
Mi permetto dunque di stilare un elenco di alcuni di tali principi, in modo tale che essi stessi possano essere di aiuto ad altri aspiranti istruttori.

LINEE GUIDA KRAV MAGA

- Reagire solo se strettamente necessario.
- Il Krav Maga è nato per proteggere e non per fare i bulli.
- Allontanare un eventuale minaccia armata da noi stessi o da terze persone e colpire.
- Mirare sempre alle zone vulnerabili. 
- Tenersi allenati nei principi della boxe, la base delle tecniche di braccia del Krav Maga.
- Evitare la lotta al suolo. Se si è a terra cercare di rialzarsi con ogni mezzo.
- Sfruttare qualunque oggetto a nostra portata per difenderci.
- Una tecnica non deve avere estetica ma deve essere efficace e permettere la neutralizzazione della minaccia nel minor tempo possibile. Mai prolungare lo scontro.
- Mantenersi sempre vigili.
- Essere pacifici, ma essere pronti alla guerra per proteggere quella pace.



mercoledì 4 aprile 2018

Krav Maga in pillole parte 16: la difesa a terra

Per strada le dinamiche di ciò che può sfociare in rissa sono differenti rispetto a quanto avviene in palestra.
Nella strada siamo in uno scenario aperto, con una miriade di variabili, da oggetti di fortuna che potrebbero essere utilizzati come armi da voi, ma anche CONTRO di voi, a persone che potrebbero intervenire a vostro favore, ma anche CONTRO di voi, a eventuali complici dell'aggressore dietro l'angolo.
Per tal ragione, finire al suolo per strada, anche qualora fossimo in una posizione di vantaggio  ( ad esempio sopra all'aggressore che è in balia dei nostri colpi o leve a terra ) rappresenta in realtà un rischio elevatissimo.
La strada non è un ring di MMA e in qualunque momento, proprio mentre siete in vantaggio e avete ragione dell'aggressore, può sopraggiungere un calcio sui denti tirato da una terza persona, o un colpo di bastone alla schiena o peggio.
Per queste ragioni qualora finiste a terra il vostro unico obiettivo dev'essere uno solamente: rimettervi in piedi, in posizione di guardia e guardarvi intorno pronti ad affrontare altre minacce.
Se siete in vantaggio non perdete tempo in azioni da circo e rialzatevi. Se siete in svantaggio divincolatevi, cercate con tutte le vostre forze di colpire le zone vulnerabili e RIMETTETEVI IN PIEDI. Lottate per rimettervi in piedi.
Il Krav Maga non è uno sport con regole e spalle protette come le MMA ma è sopravvivenza in un contesto ben diverso da un ring quale è la strada.
In palestra vi divertite per una medaglia e poi tutti in doccia, in strada il premio in palio è la vita.



sabato 31 marzo 2018

Fondamenti di Kenpo Karate

Il Kenpo pur nelle sue differenti espressioni si differenzia in modo sostanziale dalle altre discipline delle Arti Marziali. Il Kenpo pone la sua redenzione principalmente ed esclusivamente sull'uso delle mani come armi; con le sue sequenze fulminee di tecniche di braccia, è l'arte delle articolazioni superiori.

Ogni disciplina ha la sua caratteristica peculiare, che le da valore e la distingue da tutte le altre, e questa è la caratteristica del Kenpo. Il bravo artista marziale si focalizza su una disciplina, quella più affine alla sua natura (che è diversa per ognuno di noi), sceglie la sua via, ma completa la sua preparazione attraverso lo studio integrativo anche di alcune delle altre. Negare questo, proporre una disciplina come del tutto completa ed esaustiva, è semplicemente dichiarare una cosa che non è vera, e in alcuni casi forse anche una truffa.

Il Kenpo prevede lo studio dei calci, ma utilizza in modo quasi esclusivo i calci bassi portati principalmente alle articolazioni inferiori dell'avversario. I calci sono potenti ma molto meno veloci delle braccia, in un praticante con un minimo di esperienza. I calci, prevalentemente bassi, vengono utilizzati nel Kenpo come disturbo per aprire la strada ad una tecnica di attacco, come colpo di intermezzo all'interno di una sequenza di braccia per preparare i colpi successivi provocando uno sbilanciamento o una postura adeguata del corpo dell'avversario, oppure come colpo conclusivo al termine di una sequenza di colpi di braccia, quando l'avversario è ormai stordito e inibito nella reazione, e la potenza del colpo diventa determinante più della velocità di esecuzione. In quest'ultimo caso anche un calcio alto può diventare funzionale, ma quelli bassi sono comunque preferiti, dal momento che non richiedono una preparazione fisica articolare che poi si finisce col perdere con l'età. La tecnica dell'arte marziale non deve avere età.

Lo studio del Kenpo ha il suo fondamento più importante nello studio delle Ruote (Daisharin), sequenze di braccia portate in velocità utilizzando innumerevoli posture delle mano (funzionali al bersaglio che viene colpito e alla modalità con cui viene colpito), traiettorie e direzioni. Le Ruote rappresentano i veri Fondamentali del Kenpo. Propedeutico al loro studio, per quanto normalmente approfondito in parallelo, è lo studio dei Colpi (Atemi), le posture e modalità di utilizzo della mano che vengono utilizzate nelle Ruote, e delle Traiettorie (Enbusen) e direzioni che sono utilizzate nelle Ruote stesse. A questo si affianca lo studio di ulteriori aree specifiche, e lo studio di Forme (Kata) codificate che completano la preparazione tecnica del praticante. Allo studio tecnico si affianca in modo costante lo studio applicativo (l'obiettivo ultimo del Kenpo) che avviene attraverso le tecniche di Autodifesa (Goshin) che il praticante inizia a studiare da subito in parallelo alle Ruote: le tecniche di Autodifesa sono innumerevoli, con innumerevoli varianti dipendenti dal tipo di aggressione e dalla situazione al contorno, per cui il loro studio è continuamente innovativo, dipendente dal Maestro e dalla sua esperienza e non strettamente codificato se non nelle linee di base.


Fonte: Kenpo.it

venerdì 30 marzo 2018

Krav Maga in pillole parte 15: zone vulnerabili e istintività

Il Krav Maga si basa su pochi principi, uno dei quali è: conosci le zone vulnerabili del corpo e come colpirle.
È infatti inutile insegnare una lunga lista di tecniche le quali poi, in una situazione reale, può rivelarsi difficile mettere a segno a causa delle circostanze, lasciandovi in balia dell'aggressore.
È più utile invece insegnare una rosa di poche tecniche, al fine di comprendere i principi su cui esse si basano, per poi concentrarsi sui metodi corretti per colpire le zone vulnerabili del corpo.
In tal maniera qualora vi ritroviate ad affrontare un aggressione, anche qualora non foste nella condizione di eseguire una tecnica complessa vi basterà rammentare quali sono le aree da colpire e agire d'istinto.
Il Krav Maga, ricordiamolo, non è un arte marziale ma bensì un sistema di sopravvivenza.

lunedì 26 marzo 2018

Krav Maga in pillole parte 14

Il Krav Maga può risultare, per via del suo aspetto "sporco", poco più che una rissa da strada. In realtà i principi su cui si basa ad esempio nello sferrare pugni, colpi di palmo, ginocchiate o nei metodi evasivi che consentono di liberarsi da una stretta o evitare un attacco, provengono da differenti discipline sia occidentali che orientali. Estrapolando da esse tali elementi, e semplificandoli al fine di mantenere unicamente il fulcro della tecnica, il Krav Maga può risultare tanto semplice e pratico da richiedere poche lezioni per essere appreso ( eccezion fatta se invece si desidera intraprendere un percorso finalizzato al conseguimento di gradi e riconoscimenti ).
Infine ruolo chiave gioca il saper indirizzare correttamente gli attacchi appresi alle cosiddette "zone vulnerabili" del corpo umano, considerato illegale colpire nei semplici sport da combattimento. Ciò permette di avere ragione anche di avversari più prestanti di noi.
Il Krav Maga non insegna a competere con un altro individuo, ma bensì a sopravvivere per strada in contesti di pericolo.
Il Krav Maga non è sport, è sopravvivenza allo stato puro in cui ultimo elemento chiave e importante gioca anche la valutazione dello scenario e l'utilizzo di oggetti di fortuna come armi, da una semplice bottiglietta d'acqua a un bastone, una borsetta o altro.
Esso è inoltre caratterizzato, per via della sua origine, da una marcata impronta militaresca che impone uno status di costante vigilanza al fine d'essere pronti a un eventuale azione.
Il Krav Maga è la soluzione sporca a situazioni di vita o di morte.
Il Krav Maga è forza e tempestività.
Il Krav Maga è un arma.


sabato 10 marzo 2018

Vademecum dell'Istruttore di difesa personale

Un Istruttore di difesa personale mostra sicurezza in se stesso.

Un Istruttore di difesa personale non mostra stanchezza.

Un Istruttore di difesa personale quando cammina emana pericolo.

Un Istruttore di difesa personale insegna anche quando è a riposo o svolge altre funzioni. In maniera silente, egli suscita ammirazione e desiderio di emulazione nel prossimo che da ogni suo gesto, parola o comportamento impara.

Un Istruttore di difesa personale è perennemente pronto all'azione, anche se questa potrebbe non essere mai necessaria.

Un Istruttore di difesa personale è costantemente vigile.

Un Istruttore di difesa personale possiede l'umiltà di riconoscere che egli stesso ha ancora molto da imparare.

Un Istruttore di difesa personale non si pone con saccenza come insegnante di qualsiasi cosa inerente l'autodifesa, ma si specializza in uno solo dei suoi molteplici aspetti ( disarmi, rissa da strada, aggressioni improvvise, difesa donna ecc... ) pur avendo competenze di base in tutti. Così egli stesso avrà da apprendere, e da poter insegnare, a un altro Istruttore.

Un Istruttore di difesa personale mostra moderazione.

Un Istruttore di difesa personale dev'essere un punto fermo su cui fare affidamento per chi lo circonda.

Un Istruttore di difesa personale deve saper valutare la pericolosità di un contesto e scegliere in modo istantaneo e naturale se portare un azione leggera o devastante verso una minaccia.

Un Istruttore di difesa personale deve saper mantenere la lucidità in una situazione di pericolo così da poter avere la freddezza di neutralizzare con efficacia una minaccia. Questa si sviluppa sottoponendosi ad allenamenti o situazioni sotto stress.

Un Istruttore di difesa personale non è mai sedentario.

Un Istruttore di difesa personale è votato all'allenamento.

Un Istruttore di difesa personale deve mostrare simpatia e gentilezza verso chi la merita, e freddezza e pericolosità verso potenziali minacce.

Un Istruttore di difesa personale non va a "cercare la rissa", ma tenta di prevenirla e scoraggiare un aggressore con il suo modo d'essere.

Un Istruttore di difesa personale prende parte a un confronto solo se ci viene tirato in mezzo e un primo tentativo di calmare le acque è fallito.

Un Istruttore di difesa personale non è sbruffone e non si vanta di ciò che sa fare.

Un Istruttore di difesa personale non è immune da una sconfitta. Egli l'accetta e non si piange addosso, ma da essa impara la tecnica per risultare vittorioso la volta successiva, sul tappeto come nella vita.

Un Istruttore di difesa personale è l'amico più grande e l'avversario più pericoloso che si possa incontrare.



giovedì 8 marzo 2018

Kubotan

Il Kubotan e uno degli oggetti più utili, e legali, per la difesa personale usato in diverse discipline tra cui il Krav Maga.



Sì tratta di un piccolo cilindretto in alluminio ( ma c'è ne sono anche in legno ) con una lunghezza intorno ai 14/15 cm e con un foro all'estremità così da poter essere utilizzato come portachiavi.




Non sempre durante un aggressione, specialmente se inaspettata, si ha il tempo di frugare nella borsa ( se siete donne ) alla ricerca di uno spray al peperoncino.
Il Kubotan invece, usato sia da uomini che da donne, sarà sempre nella vostra mano mentre aprite la portiera dell'auto, il portone del vostro condominio o la serratura di casa.




Alcuni modelli hanno l'aspetto di normali penne ( funzionanti ), altri nascondono al loro interno una capsula di spray orticante atto a essere spruzzato negli occhi dell'aggressore. 
Generalmente il prezzo di questi oggetti è davvero irrisorio. 

Il Kubotan quando è impugnato sporge leggermente da ambo i lati della mano e  consente a chi lo maneggia di infliggere danno mediante colpi in linea retta, circolare, a martello o semplice pressione  nelle zone più vulnerabili del corpo dell'aggressore al fine di procurare danni lievi o permanenti a seconda della situazione di pericolo. 
Esso può permettere, se impugnato, di usare persino le stesse chiavi di casa come arma di offesa. 



domenica 25 febbraio 2018

Krav MMA

Krav MMA, ossia un metodo di difesa personale estremamente efficace sviluppato dal M. Pintaldi Alessandro.
Esso unisce peculiarità esplosive delle MMA all'efficacia e risolutezza del più crudo Krav Maga.







Il metodo si plasma sul praticante, ma una volta trovate le tecniche all'individuo più congeniali l'allenamento deve diventare parte integrante delle proprie giornate.
Le tecniche di Krav MMA sono, in particolar modo quelle boxistiche ( con elementi propri del Krav Maga ), irruenti e giungono sul bersaglio con un esplosività capace di disorientare e neutralizzare qualunque minaccia.
Grande importanza viene data anche ai disarmi, seppur è sempre consigliabile un attenta valutazione di tutte le circostanze di pericolo prima di scegliere se reagire a una minaccia armata o meno.
L'aspetto psicologico di un aggressione gioca in questa disciplina un ruolo chiave.

venerdì 9 febbraio 2018

Vito Lettieri

Nato a Ginevra nel 1964, inizia il suo percorso marziale nel 1976, avvicinandosi, anche se in modo discontinuo al Karate. Nel 1978 inizia a praticare in modo costante il Kung Fu sotto la guida di un

Maestro di origini Slave.

Nel 1981 si arruola in Marina, dove come formazione militare inizia la pratica del Judo e del Ju Jitsu e         nel tempo libero dagli impegni della vita militare, continua l’allenamento nel Kung Fu iniziando lo          studio dello stile Chat Long (sette draghi).

Congedatosi dalla marina, nel 1987 inizia la pratica del Ninjiutsu presso l’associazione Bunjinan e successivamente un sistema di Ninjiutsu chiamato Fuma Ryu.

Nel 1990 si reca a Shangai per studiare il Sanda ( kick boxing cinese) e il Shuai Juao (lotta cinese) e nello stesso anno inizia la pratica del Tai Chi stile Wu.

Nel 1991 si reca nuovamente in Cina, questa volta nella provincia dell’Henan , precisamente nel monastero di Shaolin, per conoscere meglio questo leggendario stile di Kung Fu.

Nel 1992 si avvicina per la prima volta alle arti marziali del sud est asiatico e sotto la guida di un maestro filippino inizia la pratica del Kuntaw e dell’Arnis.

Nel 1994 riprende lo studio di stili cinesi, quali l’ Yi Quan  lo Xing Yi e il Wing Tsun. Quest’ultimo affiancava un sistema del sud est asiatico chiamato Escrima, e dopo alcuni anni dedicati a questi sistemi decise definitivamente di dedicarsi allo studio delle discipline marziali del sud est asiatico per migliorare sia il combattimento a mani nude che quello armato, sotto la guida di diversi maestri filippini, praticando differenti stili. La maggior parte di questi sistemi si specializzava di solito in un particolare settore, tralasciando molti altri aspetti importanti, ed è a questo punto che decise di creare un programma di studio dove i vari aspetti si potessero fondere insieme, in modo da focalizzare l’attenzione sui principi e non sulla tecnica. Così nel 2001 fonda  il sistema chiamato Kali  Kalasag.




Fonte: Kalikalasagfederation.com